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Dismorfofobia

Un naso troppo grosso, capelli troppo ricci o una voglia nel posto sbagliato. Chi non si è mai soffermato su un dettaglio “fuori posto” della propria apparenza, stando di fronte a uno specchio?

Quando queste imperfezioni arrivano a prendere il controllo della mente e diventano dominanti, si parla di patologia.

Ci guardiamo allo specchio e vediamo solo difetti. Siamo ossessionati dall’aspetto esteriore, ma non è per vanità.

Le persone che soffrono di questo disturbo spesso si rivolgono a chirurghi estetici per cambiare il proprio corpo, anche se nella maggior parte dei casi questo non risolverà il loro problema.

Chi ne soffre, non riesce a vedersi con obiettività davanti ad uno specchio. L’immagine riflessa sarà sempre troppo grassa, il naso troppo storto, i capelli troppo radi, le gambe storte. In realtà sono solo bugie che la mente crea.
Alcuni psichiatri diretti da Jamie Feusner della David Geffen School of Medicine, presso l’Università di Los Angeles, hanno scoperto che il loro cervello elabora l’immagine del proprio volto in modo ingannevole, con un’attività alterata sia nei centri della visione sia nel sistema frontostriatale, legato ad altre patologie compulsive come ad esempio il gioco d’azzardo patologico.

Chi ne soffre?

Si calcola che in Italia oltre 500.000 persone siano affette da dismorfofobia, solo una piccola parte riceverebbe una diagnosi corretta ed un numero ancora più limitato, meno del 10%, sarebbe sottoposto ad un trattamento adeguato.

Le persone affette da dismorfofobia sono circa l’1-2% della popolazione. La patologia risulta più frequente nel sesso femminile (rapporto femmine–maschi di 2:1). L’esordio avviene più spesso in età giovanile (generalmente fra i 10 ed i 20 anni). Raramente dopo i 40 anni d’età (meno dell’1% dei casi). Le conseguenze per la salute e per l’adattamento sociale dei soggetti affetti possono essere notevoli.

Il cervello ci racconta bugie?

Molti si fissano in modo ossessivo su un difetto, nel viso o nel corpo, e decidono di ricorrere alla chirurgia estetica. Questo non ferma però la spirale della paranoia e a breve la patologia porterà a trovare una nuova imperfezione capace di farli sentire sempre inadeguati.

L’individuo può sviluppare comportamenti fobico–ossessivi talvolta dannosi per la propria salute poiché possono evolvere in anoressia e bulimia. Questa patologia può frequentemente causare depressione, fobia sociale, narcisismo, disturbi ossessivo-compulsivi, problemi coniugali e relazionali.
La dismorfofobia si sviluppa con maggiore frequenza nei soggetti con basso livello di autostima, in genere adolescenti, sia maschi che femmine.

Gli psichiatri hanno scoperto che c’è qualcosa di “sbagliato” nel cervello di queste persone: confrontando con la risonanza magnetica funzionale il cervello di 17 dismorfofobici e 17 individui sani, mentre tutto il campione osservava foto del proprio volto o di quello di un attore famoso, gli scienziati hanno visto che nel cervello dei dismorfofobici di fronte al proprio volto si accendono in modo anomalo diverse aree neurali.

Le anomalie si riscontrano non solo nei centri della visione, ma anche nel sistema frontostriatale e sono tanto più marcate quanto più grave è la sindrome dismorfofobica. La scoperta fa luce sulla natura di questo disturbo, anche se resta da stabilire se queste disfunzioni neurali siano innate o acquisite.

I comportamenti associati alla dismorfofobia

A causa dell’imbarazzo causato loro dalla preoccupazione, alcuni soggetti evitano di descrivere i loro “difetti” in dettaglio. Tendono invece a parlare genericamente della loro bruttezza.

Passano molte ore al giorno a pensare al loro “difetto”, al punto che questi pensieri possono dominare la loro vita. Sentimenti di consapevole vergogna per il proprio “difetto” possono portare all’evitamento delle situazioni di lavoro, scuola o di contatto sociale.

Possono esservi comportamenti esagerati di pulizia: ad esempio eccessi nel pettinarsi, nell’eliminazione dei peli, applicazioni ritualizzate di cosmetici, manipolazione della pelle. Da non confondere con un disturbo ossessivo compulsivo vero e proprio. Sebbene l’intento usuale del controllo e della pulizia sia di diminuire l’ansia, essere rassicurati sul proprio aspetto o migliorare temporaneamente il proprio aspetto non fa altro che aumentare la preoccupazione e l’ansia connessa.

Di conseguenza alcuni soggetti evitano gli specchi, talora ricoprendoli o eliminandoli dall’ambiente. Altri alternano periodi di eccessivi controlli allo specchio a periodi di evitamento.

Altri comportamenti che mirano a migliorare il “difetto” includono l’esercizio fisico eccessivo, la dieta ed il cambiare frequentemente gli abiti. Le richieste di rassicurazioni e veri e propri rituali possono far evolvere il disturbo in uno di tipo ossessivo o ossessivo-compulsivo, fino a giungere ad un vero e proprio delirio e a pensieri paranoici riguardo il loro rapporto con gli altri con conseguente evitamento delle interazioni con il mondo.

Il disagio e le disfunzioni collegate al disturbo possono portare ad interventi chirurgici ripetuti, che si susseguono in una escalation che può portare anche a sfigurare il volto. Occasionalmente, i soggetti possono ricorrere a misure estreme (per es. l’auto chirurgia) per correggere i loro difetti percepiti.
Questi trattamenti possono causare peggioramento del disturbo, portando a preoccupazioni nuove o più intense, che a loro volta portano a ulteriori infruttuose procedure, cosicché l’individuo può ritrovarsi a possedere naso, orecchie, seno e glutei “sintetici” e tuttavia esserne ancora insoddisfatto.

I tipici comportamenti del dismorfofobico

• Evitamento di superfici riflettenti oppure ripetuti controlli allo specchio
• Camuffamenti (con il trucco, l’abbigliamento etc.)
• Ritiro sociale
• Aggressività
• Condotte automutilanti
• Condotte suicidarie
• Acquisto compulsivo di prodotti di bellezza o di abiti
• “Skin picking” (pulizia “impropria” della cute del volto attuata mediante lamette, aghi, forbici etc.; l’uso di tali strumenti spesso provoca gravi lesioni emorragiche, infezioni, cicatrici etc.)
• “Doctor shopping” (ricorso continuo a consulenze con svariati professionisti, specialmente dermatologi, chirurghi estetici allo scopo di migliorare i suoi presunti difetti fisici)
• Ricerca continua di informazioni relative al presunto difetto fisico ed a tutte le possibili modalità correttive

 

Le principali localizzazioni dei presunti difetti fisici

La localizzazione delle presunte deformità fisiche può interessare sostanzialmente tutte le parti del corpo in particolare, seguendo un ordine di frequenza decrescente:
• pelle
• peli e capelli
• naso e occhi
• gambe e ginocchia
• senso e capezzoli
• pancia, labbra, struttura corporea e volto
• organi genitali, guance, denti ed orecchie
• mani, dita, braccia e gomiti
• natiche e piedi
• spalle, collo e sopracciglia

In alcuni soggetti le preoccupazioni “dismorfofobiche” si concentrano verso un unico, presunto, difetto fisico, in altri possono riguardare contemporaneamente due o più parti del corpo.

La psicoterapia breve strategica dispone di protocolli testati ed efficaci per il trattamento di questo disturbo, come per molti altri. I trattamenti sono di solito veloci e risolutivi.

 

Qui di seguito è riportato un documento video molto prezioso, un caso una paziente a rischio di dismorfofobia, condotto dallo stesso caposcuola dell’approccio strategico: il Prof. Giorgio Nardone. Il filmato è tratto da una trasmissione televisiva.  Al suo interno è interamente riportata la seduta terapeutica che ha sovvertito le percezioni dismorfofobiche della paziente.