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Anoressia giovanile: la terapia per uscirne in tempi brevi

Anoressia giovanile: la terapia per uscirne in tempi brevi

Anoressia giovanile

L’anoressia fa paura. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, rappresenta la seconda causa di morte in età giovanile, dopo gli incidenti stradali.

Spaventa non solo i genitori, ma anche i medici e gli psicoterapeuti. Ciò che più sorprende è che, contrariamente a quello che suggerirebbe il buon senso, sono proprio coloro che ne sono vittime a non temere questa pericolosa malattia. Ne sono sedotti. È paradossalmente una condizione “amata” dalle sue vittime, vissuta spesso come una virtù invece di disturbo.

È una malattia in linea con i nostri tempi che affiancano abbondanza di cibo e modelli di magrezza eccessivi. L’anoressia fa paura anche perché le terapie si sono dimostrate spesso inadeguate, quando non controproducenti.

 Anoressia giovanile e stile di vita

L’anoressia è una patologia alimentare che mostra un’evidente connessione con la nostra cultura e il nostro attuale stile di vita. Pensiamo a come tale disturbo sia inesistente nei paesi molto poveri dove le persone non hanno a disposizione così tante cose da mangiare. Pensiamo al modello contemporaneo di bellezza, diffuso dai mezzi di comunicazione di massa. Le adolescenti hanno come riferimento le modelle scheletriche che sfilano sopra le passerelle, fotografate nei giornali con le ossa evidenti.
Quella che viene divulgata è essenzialmente un’immagine della bellezza femminile molto legata al peso corporeo e, sempre di più, anche l’immagine della bellezza maschile.

Tuttavia, anche se la nostra società propone questo tipo di modello estetico, non necessariamente questo significa che abbiamo trovato la causa. Abbiamo trovato solo un elemento, ma non basta.

Chi ne viene colpito?

L’Istituto Superiore della Sanità ha evidenziato che oggi l’esordio della malattia, rispetto a qualche anno fa, è diventato sempre più precoce. Tende inoltre a mutare nelle varianti di Vomiting e Binge Eating, associate spesso a comportamenti autolesivi (tagliarsi, bruciarsi, grattarsi fino a ledere la cute). Si tratta di una sorta di accelerazione sia dell’insorgenza sia della severità del problema. Spesso esplode in pochi mesi, con la perdita di 10-15 chili nell’arco di due-tre mesi, insieme ad altre pericolose sintomatologie, specialmente il vomito.

L’età di comparsa oggi è tra gli 11 e i 12 anni, contro la precedente media dei 14-15 anni. Significa che l’anoressia giovanile è divenuta un disturbo più complesso e racchiude già nel periodo adolescenziale le usuali evoluzioni della patologia alimentare di lunga durata.

I genitori oggi sono sempre più permissivi e iperprotettivi verso i propri figli. Sempre più si assiste ad un numero crescente di famiglie fatte ostaggio del disturbo alimentare della figlia. Sono situazioni in cui si osserva una quasi totale incapacità di gestione del problema da parte della famiglia; incapacità che finisce per concretizzarsi in un’ambivalente complicità che alimenta, invece di ridurre, la patologia.

 L’anoressia giovanile pura

Anoressici non si diventa da un giorno all’ altro ma attraverso un processo graduale di astinenza alimentare.

Il mantenere un certo peso può non essere qualcosa di necessariamente invalidante. Il vero problema arriva nel momento in cui la perdita del peso supera una certa soglia e la persona non riesce più a smettere di controllare l’alimentazione. Quando la giovane adolescente riduce sempre di più la quantità di cibo sino all’astinenza completa, con tutte le conseguenze che questa può comportare. È qui che viene superato il limite e si entra nella patologia.

Si comincia con il restringere i cibi sia nella quantità che nella qualità. Spesso la malattia insorge dopo una dieta dimagrante o, nelle fasi iniziali, mascherata da scelta ideologica salutistica o vegetariana. Si osserva una rilevante perdita di peso ottenuta, il più delle volte in tempi rapidi. L’ossessione è quella della magrezza associata alla fobia di essere grasse o grosse. Nella maggioranza dei casi il corpo viene vissuto con profonda vergogna e con la preoccupazione di quello che altri possono pensare del loro aspetto.

A livello delle relazioni interpersonali si osserva un progressivo ritiro sociale. Vogliono evitare il rischio di situazioni conviviali in cui potrebbe avvenire la perdita di controllo sulla restrizione alimentare. Ciò che stupisce i non esperti e manda in tilt i genitori è la progressiva distorsione dell’immagine corporea. È come se indossassero delle lenti deformanti: più dimagriscono più si vedono grasse o grosse.

Gli effetti psicologici e fisiologici dell’astinenza

Nelle prime fasi di restrizione alimentare, e conseguente calo di peso, l’organismo subisce delle modifiche biologiche tra cui un aumento della produzione di endorfine, le quali suscitano stati di benessere ed effetti di eccitazione paragonabili a quelli derivanti dall’uso di cocaina. Basterebbe questo per comprendere quanto sia subdola e al contempo seducente l’anoressia.

L’aspetto psicologico riguarda la sfera del piacere. Togliere qualsiasi alimento piacevole, come le diete impongono, si traduce in astinenza da qualsiasi sensazione piacevole.

Ogni forma di piacere, in ogni ambito di vita, compreso quello erotico-sessuale, è vissuta come una condizione di pericolosa perdita di controllo. Di conseguenza l’adolescente si costruisce un’armatura per difendersi da qualsiasi piacere divenuto troppo perturbante, dal momento che potrebbe interferire sul rigoroso controllo.

Al principio l’armatura protegge, ma poi diviene una prigione dalla quale non riuscirà ad evadere da sola. 
È come se la principessa si rinchiudesse nella sua fortezza inespugnabile ma ogni fortezza se troppo rigida si trasforma da ciò che protegge a ciò che imprigiona.

Un’altra caratteristica da non sottovalutare è che queste ragazze sono attente tutto ciò che è obbligo e impegno. Sono molto competitive. Vogliono essere le più brave della classe e le più rispettose dei doveri, tanto che spesso portano all’eccesso la loro dedizione allo studio eliminando qualunque altra attività, riducendo anche il sonno fino a collassare fisicamente e mentalmente.

Quando la persona comincia ad isolarsi dalle relazioni, dal resto del mondo e rivolge la sua attenzione solo alle calorie giornaliere ingerite, occorre preoccuparsi. Insistere affinché mangino e si aprano alle relazioni spesso sortisce l’effetto di farle chiudere ancora di più.
Non è rara la tentata soluzione familiare che alimenta il problema di spingere nell’alimentazione. Dire “mangia, mangia, mangia ancora” paradossalmente genera la reazione di maggiore rifiuto per il cibo.

Le varianti dell’anoressia giovanile

Anoressia giovanile con exercizing

L’esercizio permette di consumare le calorie ed in breve tempo far calare l’ago della bilancia . Nonostante la magrezza esasperata è sorprendente come queste ragazze abbiano un’energia incredibile. È qui che si inserisce l’aspetto fisiologico della perdita di peso eccessiva, prodotta dal digiuno che provoca una secrezione particolarmente elevata di endorfine, le stesse che vengono secrete dall’ organismo di un maratoneta durante una corsa e che permettono di raggiungere una performance fisica elevata.

Talvolta le anoressiche di questo tipo accettano senza grandi resistenze l’incremento di cibo ma non la riduzione dell’attività motoria.Spesso non stanno mai ferme; sfruttano ogni occasione per muoversi e bruciare calorie; salgono e scendono scale; vagano camminando per ore senza sosta; ripetono centinaia di volte esercizi faticosi, in particolare quelli per ridurre la pancia percepita. Sono frequenti le lesioni da eccesso, come tendiniti, gonalgie, talloniti, lesioni muscolari, che tuttavia non frenano le anoressiche.

Anoressia giovanile con binge eating 

Oltre due terzi delle anoressiche non riesce a mantenere la restrizione alimentare e cede alla tentazione di mangiare; finendo spesso per farsi travolgere dal desiderio dei cibi che si sono maggiormente vietate. Ciò provoca una restrizione alimentare ancora maggiore nei giorni successivi alla perdita di controllo. La sintomatologia dominante rimane la restrizione anche se non è più tanto ben riuscita. L’anoressia viene così contagiata dal Binge Eating: un disturbo connotato da periodi di controllo maniacale del cibo seguiti da abbuffate.

Anoressia giovanile con vomiting

Questa variante rappresenta la più frequente evoluzione dell’anoressia; rendendo il disturbo ancora più complesso, invalidante e rischioso per la vita della paziente. Il vomito autoindotto porta infatti allo scompenso elettrolitico, che è la causa di mortalità più frequente nei disordini alimentari. Si osservano due stadi distinti del disturbo. Inizialmente la giovane vomita perché pensa di aver mangiato troppo, in questo caso il vomito è il rimedio; in seguito la giovane si abbuffa per vomitare. In questo caso il vomito è la parte finale del piacevole rito abbuffata-vomito.

Anoressia giovanile con autolesionismo

Spesso associata al vomiting, è la variante connotata dal comportamento autolesivo. Nessuna di queste forme tende all’autodistruttività o a intenzioni suicidarie. Hanno invece un ruolo sedativo rispetto agli stati emotivi negativi (tensione, noia, ansia, dolore). Rappresentano la ricerca di un sottile piacere. Il comportamento autolesivo senza intenzione suicidaria in oltre il 70% dei casi è associato al disordine alimentare anoressico, tanto da farlo ritenere un comune sintomo delle forme più severe di tale patologia.

Anoressia giovanile con purging

Caratterizzata dall’uso di lassativi ed altre pratiche per facilitare l’evacuazione intestinale, così come il ricorso ai diuretici. Rispetto ai decenni passati, tale pratica è diminuita, forse perché se ne conoscono gli effetti collaterali. Mentre è più diffuso il ricorso agli enteroclismi a base di acqua o sostanze come la camomilla o simili per la convinzione che aiuti a depurare l’intestino. A ciò si si associano uno stile alimentare esotico o varie diete di derivazione orientale. Spesso questi comportamenti rappresentano l’anticamera del disturbo alimentare restrittivo o della sua variante ortoressica, vale a dire la fissazione per i cibi considerati sani e l’evitamento fobico di quelli ritenuti non sani. Il più delle volte questo quadro evolve in anoressia mentale.

Anoressia con uso di sostanze

Più che una variante possiamo considerarla una forma di comportamento patologico pericoloso che si aggiunge al disturbo alimentare restrittivo, a quello del vomiting e a quello multisintomatico. Negli ultimi decenni si è osservato un netto incremento dell’ausilio chimico; sciroppo di ipecac (contiene emetina, una sostanza cardiotossica che può indurre morte improvvisa) per indurre il vomito, amfetamine e derivati, farmaci che consentono di non sentire la fame.

Anoressia giovanile polisintomatica e/o disturbo borderline

Si tratta di pazienti che hanno manifestato tutti i diversi comportamenti patologici connessi al cibo, alternandoli nel tempo, come una sorta di sperimentazione alla ricerca del metodo migliore per non ingrassare o per dimagrire. Oltre alle condotte alimentari disfunzionali, presentano un quadro clinico caratterizzato disturbo di personalità borderline. Manifestano elevata instabilità emotiva e affettiva, della propria immagine e delle relazioni interpersonali; difficoltà a controllare la rabbia e gli impulsi; sentimenti cronici di vuoto e noia. Queste giovani hanno grandi difficoltà a stabilire degli obiettivi e a mantenerli.

Diversi studiosi sottolineano come la restrizione alimentare e le condotte disfunzionali legate al cibo possano alterare il funzionamento della personalità. A dimostrazione di ciò, si può vedere che tali pazienti, una volta guarite dal disturbo alimentare, non presentano più le caratteristiche del disturbo borderline.

Cosa fare per uscire dall’anoressia giovanile?

Uscire dal tunnel dell’anoressia non è certo un gioco da ragazzi e, sicuramente, è necessario l’intervento di uno specialista.

Da una situazione clinica così complessa, sembrerebbe ovvio che la terapia debba essere altrettanto complicata. Questa è infatti la deduzione logica lineare che per decenni ha condotto alla pratica di trattamenti spesso più complessi della patologia stessa. Con risultati davvero poco confortanti.

La nostra esperienza clinica mostra invece come invece la soluzione terapeutica migliore per un complesso problema clinico sia un intervento apparentemente semplice, ma mirato all’immediata rottura degli schemi psicologici e relazionali irrigiditi che alimentano la patologia.

La Terapia Breve Strategica, attraverso dei protocolli costruiti ad hoc e tramite l’utilizzo di stratagemmi particolari, ha elaborato una forma di intervento sull’anoressia che mostra un’efficacia pari all’83% dei casi e la durata del trattamento non supera, di solito, le venti sedute, inclusi i follow up a distanza di oltre due anni dall’estinzione del disturbo.

La terapia per l’anoressia giovanile: come uscirne in tempi brevi

Gli interventi terapeutici sono basati su stratagemmi terapeutici rivolti a genitori e alle giovani anoressiche. Sono prescrizioni di comportamento e ristrutturazioni delle percezioni dei pazienti che li guideranno a uscire dalla rigida gabbia mentale che mantiene ed alimenta la loro patologia.

La soluzione di tale problema richiede prima di tutto, da parte di chi interviene, la capacità di assumere  la apparentemente assurda logica della persona anoressica; di sintonizzarsi con questa nella formulazione dell’intervento terapeutico; di riuscire ad assumere potere suggestivo e di influenzamento sia nei confronti del soggetto che della sua famiglia.

Manovre terapeutiche per i genitori

I genitori hanno un una parte fondamentale da svolgere nel trattamento terapeutico e devono modificare atteggiamenti e comportamenti. Talvolta in maniera radicale assumendo posizioni percepite dalla figlia come sorprendenti e impreviste. La tecnica terapeutica consiste nel trasformare i genitori da complici a coterapeuti della patologia della figlia. Si tratta, per esempio, di fare in modo che i genitori restino a tavola con la figlia fin quando non ha terminato il pasto concordato. Senza forzarla ma rimanendo anche per lungo tempo in attesa che finisca il suo cibo, con calma e determinazione. Sul piano della comunicazione, i genitori devono evitare di assecondare la figlia che chiede “se mi vuoi bene lasciami non mangiare” replicando “anche se lo volessi non posso perché sarei responsabile dei danni alla tua salute o della tua morte. Pertanto scusami, ma dovrò fare ciò che mi prescrivono”.

Ricoveri. Se fatti per un’alimentazione forzatadovrebbero essere l’ultima ratio, per salvare la vita o evitare gravi danni fisiologici alle pazienti pericolosamente sottopeso. E non una procedura standard come spesso capita. Quando sono ritenuti necessari, dovrebbero essere brevi. Mai superiori a qualche settimana per evitare il braccio di ferro tra la terapia forzata e la resistenza delle pazienti. Accade di frequente che dopo un ricovero le anoressiche ricadano nella malattia. Magari con un’evoluzione del disturbo appreso durante la degenza. Molte sono le giovani che imparano dalle compagne di ricovero a vomitare, a compiere atti di autolesionismo o usare farmaci anoressizzanti.

 

Manovre terapeutiche per la giovane anoressica

Il far “sentire” piuttosto che “capire” alla paziente riveste un ruolo cruciale. Si tratta di evocare il piacere dei cibi temuti. Si parla dei cibi che la ragazza amerebbe mangiare “come se ” non la facessero ingrassare, usando vere e proprie suggestioni ipnotiche per riattivare i sensi sopiti dall’astinenza e dall’eccessivo dimagrimento.

Dopo aver evocato suggestivamente il piacere e fatto sperimentare mentalmente in modo rassicurante si procede in modo più concreto. Per l’intero processo terapeutico il piacere legato al cibo viene coltivato e amplificato in modo da divenire qualcosa a cui lasciarsi andare senza paura di perdere il controllo. Si aiuterà giovane a reintrodurre dei piccoli piaceri, delle piccole trasgressioni giornaliere ad ogni pasto, come ad esempio una puntina di zucchero o un morso di pizza, un pezzettino di cioccolata. La si aiuterà a sentire come il vero controllo si ottiene senza il rigido controllo.

Una volta sbloccata la restrittività alimentare, la terapia non si concentra solo sul cibo e sul peso. Si occupa anche dello sviluppo di un sano equilibrio personale e di abilità interpersonali e sociali; oltre a favorire l’evoluzione di una funzionale dinamica familiare. Costruire una relazione di fiducia con la ragazza e la famiglia, attraverso una comunicazione suggestiva e “avvolgente”, sono gli aspetti cruciali dell’intervento strategico breve.

 

<<Ritengo che il miglior modo per commentare quello che il lavoro sottile e delicato da svolgere con le/i pazienti anoressici sia il fatto di considerare che ci si deve muovere come nell’ intagliare un diamante: si devono dare colpetti precisi nei punti giusti senza che questi siano ne troppo forti ne troppo deboli altrimenti il diamante o non si scalfisce o si rompe.
Così come non si deve dimenticare che i grandi cambiamenti si ottengono attraverso piccoli mutamenti e turbamenti del rigido equilibrio patologico che facciano si che emerga nella paziente ciò che naturalmente ella ha.

Come scrive Bhagavadigta “l’astinente fugge da ciò che desidera ma porta il suo desiderio con se” >> (G.Nardone, 2003)

Bibliografia

  • Nardone G., Verbitz T., Milanese R., Le prigioni del cibo. Vomiting, anoressia, bulimia. La terapia in tempi brevi, Tea Edizioni, 1995
  • Nardone G., Al di là dell’amore e dell’odio per il cibo. Guarire rapidamente dalle patologie alimentari, Bur, 2003
  • Nardone G., Valteroni E., L’anoressia giovanile. Una terapia efficace ed efficiente per i disturbi alimentari. Ponte alle Grazie, 2017