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FAQ
1. Per chi è indicata
la Terapia Breve Strategica?
2.
Quanto dura una Terapia Breve Strategica?
3. Le
sedute sono settimanali?
4.
Quanto dura una seduta?
5. La
Terapia Breve Strategica dà risultati duraturi nel tempo?
6. La
Terapia Breve Strategica prevede l’utilizzo di farmaci?
7.
Attualmente sto seguendo una terapia farmacologica per il mio disturbo, posso
iniziare la terapia breve strategica o devo prima interrompere l’uso dei
farmaci?
8.
Vorrei iniziare una Terapia Breve Strategica, ma ho letto dei testi di
psicoterapia strategica in cui erano descritte alcune tecniche e manovre di
intervento. Conoscere tali tecniche può in qualche modo ostacolare il mio
percorso terapeutico?
9. La
Terapia Strategica è una terapia puramente sintomatica? E se si, c’è il
rischio che una volta risolto un sintomo si vada incontro a sintomi
sostitutivi?
10. In
questo momento della mia vita sto cercando di affrontare invano una serie di
problemi, a mio avviso, tutti correlati fra loro, ma mi stanno travolgendo.
Nonostante la mia situazione sia molto complessa e complicata, posso
intraprendere con beneficio una Terapia Breve Strategica?
11.
Attualmente sto seguendo una terapia presso uno specialista (medico,
psicologo, psichiatra). Posso iniziare una Terapia Strategica oppure devo
prima interrompere il trattamento in corso?
12. Un
mio familiare ha dei problemi che potrebbero essere risolti con una Terapia
Breve Strategica, ma non vuole rivolgersi ad uno specialista. Cosa posso
fare?
13.
Ritengo di avere un problema non particolarmente impedente o grave, ma sento
comunque la necessità di consultare uno psicologo. Devo intraprendere un
percorso di psicoterapia o esistono anche altre forme di intervento
strategico?
14.
Attualmente sto vivendo un momento particolarmente difficile della mia vita;
mi sento così confuso da non riuscire ad identificare uno specifico problema
su cui lavorare. Può essermi d’aiuto una Terapia Breve Strategica?
15.
Credo di avere un problema di coppia, ma il mio compagno non vuole rivolgersi
ad uno specialista. Posso fare qualcosa anche da solo?
16.
Nostro figlio/a ha problemi che richiedono l’intervento di uno specialista,
ma si rifiuta di intraprendere una terapia. Cosa possiamo fare?
17.
Nostro figlio/a ha problemi che richiedono l’intervento di uno specialista,
ma riteniamo sia troppo piccolo per affrontare una terapia. Possiamo fare
qualcosa come genitori?
1. Per chi è indicata la Terapia
Breve Strategica?
La Terapia Breve Strategica è indicata, in primo luogo, per tutti i disturbi
psicologici fortemente impedenti, ovvero caratterizzati da una sintomatologia
acuta e invalidante, quali i disturbi fobico-ossessivi
(ansia, attacchi di panico, fobie, ossessioni, compulsioni,
ipocondria), i disordini alimentari (anoressia, bulimia, sindrome da vomito, binge-eating), la depressione, i problemi sessuali e le
psicosi.
Oltre che per i disturbi impedenti, l’intervento strategico appare
estremamente efficace anche nell’affrontare i più frequenti problemi di
ordine relazionale (problemi sentimentali o di coppia, difficoltà relazionali
con i colleghi di lavoro, problemi di relazione genitori-figli), blocchi di
performance, problemi scolastici, problemi dell’età evolutiva e tutte le
sintomatologie potenzialmente impedenti ma che si trovano anche nella fase di
strutturazione iniziale (ad esempio fobie non ancora generalizzate e disturbi
alimentari non del tutto organizzati). A seconda del tipo di problematica
presentata, il terapeuta potrà proporre un intervento di tipo psicoterapico
di 10 sedute, oppure optare per un intervento di consulenza strategica breve,
particolarmente adatta nell’affrontare i problemi non impedenti per le sue
caratteristiche di efficacia e rapidità di risoluzione.
2. Quanto dura una Terapia Breve
Strategica? Su
La Terapia
Breve Strategica è un intervento psicoterapico breve e focale, che non supera
le 20 sedute. L’esatta durata della terapia varia a seconda delle specifiche
situazioni e problematiche. Tale forma di intervento deve inoltre produrre i
primi sostanziali miglioramenti (se non la totale soluzione) del problema
presentato entro le prime 10 sedute. Se le tecniche terapeutiche sono ben
scelte e applicate, sono in grado di indurre dei cambiamenti già a partire
dalle prime sedute del trattamento. Se questo non accadesse, il terapeuta
strategico è solito interrompere il trattamento e indirizzare la persona a un
collega dello stesso o diverso orientamento.
3. Le sedute sono settimanali? Su
Nelle prime
fasi del trattamento le sedute di Terapia Strategica possono essere a cadenza
settimanale o quindicinale, a seconda del tipo di problema presentato e delle
esigenze della persona stessa. Una volta ottenuto lo sblocco del disturbo e
il primo sostanziale miglioramento, le sedute vengono ulteriormente
distanziate per permettere alla persona di sperimentare le ritrovate risorse
e capacità nella vita quotidiana, senza che venga a crearsi una forte
dipendenza dal terapeuta. La terapia ha termine con 3 controlli (follow-up)
condotti a distanza di 3 mesi, 6 mesi e 1 anno dalla fine della terapia, per
verificare il mantenimento del risultato nel tempo.
4. Quanto dura una seduta? Su
La durata di
una seduta non è mai predeterminata, ma varia di volta in volta a seconda
delle diverse esigenze della persona in terapia, della fase di trattamento in
cui si trova e del tipo di problema presentato. La durata di una seduta può
dunque variare da un’ora (nei primi incontri) fino a 20 minuti (generalmente
nelle fasi avanzate del trattamento), a seconda della valutazione del
terapeuta riguardo all’avvenuto raggiungimento degli obiettivi di ciascun
incontro. Anche per quanto riguardo la durata della seduta, dunque, l’unica
linea guida fondamentale seguita dal terapeuta appare l’estrema flessibilità,
ma sempre guidata da specifici obiettivi prefissati e concordati.
5. La Terapia Breve Strategica dà
risultati duraturi nel tempo?
Su
Dalle ricerche
effettuate su oltre 3000 casi trattati con la terapia breve strategica, sia
dal Prof. Giorgio Nardone che dai suoi terapeuti
affiliati e dai follow-up condotti a distanza di 3 mesi, 6 mesi e 1 anno
dalla fine della terapia, si evidenzia non solo un’elevata efficacia
dell’intervento in termini di soluzione del problema, ma anche e soprattutto
il mantenersi di tali risultati nel tempo.
6. La Terapia Breve Strategica
prevede l’utilizzo di farmaci?
Su
La Terapia
Breve Strategica è un intervento psicoterapeutico e, come tale, non prevede
l’ausilio di farmaci. Qualora il paziente arrivasse in terapia con una cura
farmacologica in corso, si suggerisce di proseguire con questa, seguendo le
indicazioni del proprio medico o psichiatra. Sarà preoccupazione del
terapeuta, negli ultimi stadi della terapia e in seguito a consultazione con
il medico o lo psichiatra curante, renderlo in grado, se possibile, di
ridurre gradualmente l’assunzione dei farmaci, fino ad arrivare ad una
completa interruzione del loro uso.
7. Attualmente sto seguendo una
terapia farmacologica per il mio disturbo, posso iniziare la terapia breve
strategica o devo prima interrompere l’uso dei farmaci? Su
Accade
frequentemente, soprattutto nei casi di disturbi impedenti e generalizzati
(disturbi d’ansia, fobie, attacchi di panico, agorafobia, ipocondria,
ossessioni, compulsioni; disordini alimentari;
depressioni e psicosi), che la persona giunga in terapia con una terapia
farmacologica in corso. In questi casi è opportuno che la persona eviti di
sospendere o variare la propria terapia farmacologica per tuta la prima parte
della psicoterapia, fino a quando non siano stati prodotti sostanziali
cambiamenti nella sintomatologia presentata. Negli stadi più avanzati del
trattamento, al contrario il terapeuta, in collaborazione con lo specialista
che ha prescritto la terapia farmacologica, procederà a ridurre i farmaci fino allo loro
totale eliminazione.
È tra gli obiettivi primari della terapia strategica liberare la persona
dalla dipendenza dal farmaco, aspetto peculiare per poter dichiarare il
trattamento concluso efficacemente.
8. Vorrei iniziare una Terapia
Breve Strategica, ma ho letto dei testi di psicoterapia strategica in cui
erano descritte alcune tecniche e manovre di intervento. Conoscere tali
tecniche può in qualche modo ostacolare il mio percorso terapeutico? Su
Conoscere le
manovre strategiche non rappresenta in alcun modo un ostacolo per l’efficacia
dell’intervento. Nella maggioranza dei casi, al contrario, l’essere già a
conoscenza del tipo di impegno che potrà venire richiesto durante la terapia
strategica o dell’effetto che alcune tecniche possono sortire, rappresenta un
agevolatore del cambiamento terapeutico.
9. La Terapia Strategica è una
terapia puramente sintomatica? E se si, c’è il rischio che una volta risolto
un sintomo si vada incontro a sintomi sostitutivi? Su
La Terapia
Breve Strategica si occupa, da una parte, di eliminare i sintomi o i
comportamenti disfunzionali per i quali la persona è venuta in terapia,
dall’altra, di produrre il cambiamento delle modalità attraverso cui questa
costruisce la propria realtà personale e interpersonale. In altri termini,
l’obiettivo è produrre dei cambiamenti nella percezione della realtà della
persona e non solo nelle sue reazioni comportamentali, in modo da spostare il
suo punto di osservazione dalla posizione originaria, rigida e disfunzionale,
ad una prospettiva più elastica e con maggiori possibilità di scelta. La
Terapia Breve Strategica rappresenta, dunque, un intervento radicale e duraturo e
non una terapia meramente sintomatica.
10. In questo momento della mia
vita sto cercando di affrontare invano una serie di problemi, a mio avviso,
tutti correlati fra loro, ma mi stanno travolgendo. Nonostante la mia
situazione sia molto complessa e complicata, posso intraprendere con
beneficio una Terapia Breve Strategica? Su
Quando la
situazione problematica si presenta complessa e sfaccettata, in cui
differenti problemi si sommano e si aggravano reciprocamente, il compito del
terapeuta strategico è quello di individuare, insieme al cliente, delle
priorità di intervento su cui focalizzare le prime manovre del trattamento.
Mediante la logica del “si conosce cambiando”, il terapeuta guiderà la
persona ad affrontare gradualmente tutti gli altri aspetti della situazione
problematica, fino al raggiungimento di tutti gli obiettivi concordati
all’inizio della terapia.
11. Attualmente sto seguendo una
terapia presso uno specialista (medico, psicologo, psichiatra). Posso
iniziare una Terapia Strategica oppure devo prima interrompere il trattamento
in corso? Su
La persona che
sta seguendo una terapia di altro tipo o una terapia farmacologica, può
rivolgersi ad un terapeuta strategico senza dover interrompere il trattamento
attualmente in corso, poiché la Terapia Breve Strategica non presenta alcuna
controindicazione rispetto alla coesistenza di altri interventi terapeutici e
non risente di interferenze rispetto ad altri percorsi psicoterapici.
12. Un mio familiare ha dei
problemi che potrebbero essere risolti con una Terapia Breve Strategica, ma
non vuole rivolgersi ad uno specialista. Cosa posso fare? Su
Accade molto
spesso che le persone affette da determinati disturbi, come ad esempio
disordini alimentari, depressioni o particolari difficoltà relazionali,
rifiutano di rivolgersi ad uno specialista o appaiono estremamente resistenti
a qualsiasi tipo di intervento. In questi casi la famiglia, se adeguatamente
indirizzata, può svolgere un ruolo determinante nel trattamento del disturbo.
In questi casi, il terapeuta strategico è solito fare un primo colloquio con
i familiari o con le persone vicine a colui che vive il problema, valutando
con loro la situazione e il possibile intervento. Il terapeuta potrà dare
indicazioni concrete su come cercare di coinvolgere la persona nella
terapia, oppure su come comportarsi in relazione alla persona e al disturbo
in questione, ricorrendo in tal modo ad una forma di terapia indiretta.
Conclusa questa prima fase, può accadere che il paziente designato decida di
entrare in terapia. Negli altri casi la terapia procede solo in maniera
diretta.
13. Ritengo di avere un problema
non particolarmente impedente o grave, ma sento comunque la necessità di
consultare uno psicologo. Devo intraprendere un percorso di psicoterapia o
esistono anche altre forme di intervento strategico? Su
Nei casi di
problemi non particolarmente acuti e pervasivi, il terapeuta strategico può
proporre un intervento di consulenza breve strategica piuttosto che una vera
e propria terapia. La consulenza breve risulta essere particolarmente
funzionale ed efficiente quando si ha a che fare con disturbi definibili come
“non impedenti”, ovvero problemi che pur limitando in modo circoscritto le
opportunità di un individuo, non ne ostacolano la vita quotidiana.
I disturbi non impedenti comprendono differenti categorie: problemi di coppia
o sentimentali; difficoltà relazionali con colleghi di lavoro; problemi di
relazione genitori-figli; problemi scolastici; blocchi della performance;
sintomatologie potenzialmente impedenti ma non ancora strutturate.
La consulenza breve ha un elevato grado di efficacia ed efficienza (al di
sotto delle 5 sedute) ed è indicata per tutti coloro che intendono trovare
soluzioni rapide ed efficienti a difficoltà che pur non costituendo
impedimenti, vengono vissute in un dato momento della propria esistenza, come
insuperabili senza un valido aiuto esterno.
14. Attualmente sto vivendo un
momento particolarmente difficile della mia vita; mi sento così confuso da
non riuscire ad identificare uno specifico problema su cui lavorare. Può essermi
d’aiuto una Terapia Breve Strategica? Su
Talvolta può
accadere che una persona si senta talmente confusa e sofferente da non
riuscire a definire chiaramente il proprio disagio. In questi casi è compito
del terapeuta guidare la persona a identificare con chiarezza il problema che
lo affligge concordando gli obiettivi da raggiungere. Presupposto
fondamentale per poter intraprendere una psicoterapia è dunque quello di
concordare uno o più obiettivi su cui lavorare, anche in assenza di una
chiara definizione del problema.
15. Credo di avere un problema di
coppia, ma il mio compagno non vuole rivolgersi ad uno specialista. Posso
fare qualcosa anche da solo?
Su
Sebbene la
Terapia Breve Strategica lavori anche con le coppie, vedendo entrambi i
partner in seduta, buona parte di questi problemi relazionali può essere
affrontata mediante un lavoro terapeutico condotto sul membro della coppia
che dichiara di vivere un disagio senza dover coinvolgere il partner nella
decisione. Sarà compito del terapeuta analizzare il tipo di problema
manifestato e valutare se sarà possibile o addirittura preferibile condurre
la terapia con uno solo dei membri della coppia, o se sarà invece necessario
coinvolgere in qualche modo l’altro partner almeno in qualche fase del
trattamento.
CONTESTO EDUCATIVO
16. Nostro figlio/a ha problemi che
richiedono l’intervento di uno specialista, ma si rifiuta di intraprendere
una terapia. Cosa possiamo fare?
Su
Da un punto di
vista strategico, portare in consultazione psicologica un bambino è un evento
potenzialmente dannoso. Difatti, oltre a dar vita ad un pericoloso processo
di “etichettamento diagnostico” a partire fin dai
primi anni di vita, l’essere in cura da uno psicologo rischia di far sentire
il bambino “anormale”, “cattivo” o comunque “diverso”. Questo non può che
avere conseguenze negative sul suo sviluppo psicologico.
Oltre a ciò, quando si ha a che fare con bambini al di sotto dei 12-13 anni
(prima della pre-adolescenza), la leva più vantaggiosa per produrre un
cambiamento appare la famiglia stessa, piuttosto che la figura esterna
del terapeuta.
In altri termini, la via principale per produrre dei cambiamenti rapidi e
persistenti in un bambino passa attraverso il lavoro indiretto condotto con i
genitori. Grazie a concrete indicazioni di comportamento, i genitori saranno
guidati dal terapeuta a modificare le loro “tentate soluzioni” che porteranno
alla risoluzione del problema presentato dal figlio, senza che sia necessario
vedere il bambino in seduta nemmeno una volta.
17. Nostro figlio/a ha problemi che
richiedono l’intervento di uno specialista, ma riteniamo sia troppo piccolo
per affrontare una terapia. Possiamo fare qualcosa come genitori? Su
Talvolta
succede che i genitori rilevino segnali preoccupanti nel proprio figlio/a che
inducono a ritenere utile un intervento psicoterapico o una consultazione
psicologica. Accade, però, frequentemente che i figli, soprattutto nell’età
dell’adolescenza o nella prima età adulta, rifiutino di accettare l’esistenza
di un problema e, di conseguenza, di consultare uno specialista. Questo
accade spesso nell’ambito dei disordini alimentari (anoressia, bulimia, vomiting e binge-eating), in
cui la figlia nega di avere alcun tipo di problema con il cibo, ma anche
relativamente a problemi di tipo fobico-ossessivo
(ansia, compulsioni, fobie, etc.), relazionale
(difficoltà a relazionarsi con i pari, aggressività verso i
familiari, etc.) o depressivo. Possiamo considerare in questa categoria anche
tutti i casi di difficoltà scolastiche o relazionali con i genitori che,
sebbene meno allarmanti da un punto di vista diagnostico, sono comunque causa
di sofferenza e disagio in famiglia.
Quando questo si verifica, il terapeuta è solito fare un primo incontro con i
genitori e valutare con loro se il problema richieda un intervento
psicoterapico e, se si, di quale tipo. Lo specialista potrà dare indicazioni
concrete ai genitori su come comportarsi con il figlio/a che manifesta il
problema, ricorrendo in tal modo ad una forma di terapia indiretta, oppure dare indicazioni
e suggerimenti su come cercare di coinvolgere il figlio/a nella terapia.
Accade spesso che un intervento inizialmente indiretto, condotto solo
attraverso i genitori, si trasformi in un secondo momento in un intervento
misto, ovvero condotto sui genitori e sul figlio, il quale appare più
disposto ad entrare in terapia sulla scia dei cambiamenti messi in atto dai
genitori.
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